Siamo a metà anno. Se la vostra retrospettiva si è ormai ridotta alle solite tre colonne, alle solite cinque persone che intervengono e al solito cenno silenzioso alla fine, sapete già come sarà quella dello sprint successivo. È proprio questa prevedibilità il problema. Quando un team riesce a indovinare le domande, inizia a fornire risposte scontate, e le osservazioni sincere, imbarazzanti ma davvero utili non vengono mai riportate sulla lavagna, figuriamoci inserite nell’elenco delle azioni da intraprendere.

Così mi sono messo alla ricerca. In qualità di Scrum Master del nostro team, parte del mio lavoro consiste nel mantenere vivo il dibattito, e negli ultimi mesi il nostro team ha sperimentato decine di diversi formati di retrospettiva attingendo dalla libreria dei modelli. La maggior parte andava bene. Alcuni si sono rivelati un fiasco. Ma una manciata di essi ha davvero spezzato il circolo vizioso: hanno modificato le domande, cambiato chi interveniva e portato alla luce aspetti che il nostro formato abituale non avrebbe mai fatto emergere. Questi sono quelli che abbiamo selezionato con cura per «rinfrescare la tavolozza», come si suol dire.

Una precisazione iniziale, poiché è importante: non si tratta di rendere il vostro approccio retrò ridicolo. Una bacheca a tema o uno spunto giocoso non sono il punto centrale; sono semplicemente il punto di partenza. L’obiettivo è ridurre la pressione quel tanto che basta affinché le persone si sentano a proprio agio nell’esprimere ciò che pensano davvero, in un formato per il quale la loro mente non abbia già preparato una risposta predefinita. Il divertimento è il meccanismo; il miglioramento sincero rimane comunque il risultato.

Perché lo stesso modello retrò smette di funzionare

A teal sticky-note character trudging on a treadmill, bored and going through the motions

Non c’è nulla di sbagliato in “Start, Stop, Continue” o “Mad, Sad, Glad”. Sono dei classici perché funzionano. Tuttavia, qualsiasi formato, se ripetuto all’infinito, finisce per indurre il team a operare in modalità automatica. Le persone imparano quale forma deve avere la risposta richiesta dal formato e la forniscono, anziché esprimere ciò che pensano realmente. Questa non è solo la mia esperienza: Mike Cohn avverte che la stessa cosa accade in qualsiasi retrospettiva condotta «sempre allo stesso modo», e Corinna Baldauf, ideatrice di Retromat, lo afferma chiaramente: «Se continuate a porre le stesse domande, continuerete a ottenere le stesse risposte».

Ecco quindi i formati che ci hanno aiutato a sbloccare la situazione. Ciascuno rimanda a un modello pronto all’uso. Ne scelga uno per la sua prossima sessione retrospettiva e veda cosa ne viene fuori. Se il ciclo è il formato piuttosto che le idee, i gruppi di gioco retrospettivi ne raggruppano 20 in base al problema che ciascuno di essi risolve.

Rompete gli schemi, non limitatevi a cambiare le domande

A teal sticky-note character bursting out through a broken square frame

Cambiare le domande aiuta un po’. Cambiare il formato aiuta molto. Una nuova struttura induce tutti ad affrontare lo sprint da una prospettiva che non hanno ancora sperimentato, ed è proprio in quel momento che emergono gli aspetti più interessanti. È lo stesso motivo per cui un cambio di scenario o una metafora originale sbloccano una conversazione: il cervello non può adagiarsi. Atlassian sostiene la stessa tesi: variate la tecnica, altrimenti le retrospettive diventano stantie e si trasformano in semplici riunioni di aggiornamento. Il Professional Scrum Trainer Stefan Wolpers classifica la retrospettiva immutabile come un antipattern a cui attribuisce il nome di “Groundhog Day”. E anche Aino Corry, autrice di Retrospectives Antipatterns, annovera tra i suoi anti-pattern lo svolgimento di ogni retrospettiva sempre allo stesso modo; in occasione dello Scrum Master Summit Online 2026 ha definito il superamento di questa situazione «sfuggire al risciacquo».

1. Funziona, non funziona

La retrospettiva “What Works, What Doesn’t” riduce tutto a due domande. Nessun edulcoramento, nessun «felice di», nessuna metafora: solo ciò che funziona e ciò che non funziona. L’abbiamo utilizzata al termine di uno sprint caotico in cui i partecipanti giravano intorno al vero problema, e la sua schiettezza ha permesso a tutti di esprimersi in modo diretto. È l’ideale quando si preferisce l’onestà alle sfumature e si ha poco tempo a disposizione.

2. KALM: Mantenere, Aggiungere, Ridurre, Aumentare

KALM è l’aggiornamento ideale per i team che hanno ormai superato la fase Start/Stop. Anziché un approccio binario del tipo “farlo o non farlo”, si hanno a disposizione quattro indicatori: Mantenere, Aggiungere, Ridurre e Aumentare. È proprio l’asse “Less / More” a fare la differenza: la maggior parte dei problemi dei team non consiste nel “smettere completamente di fare una cosa”, bensì nel fatto che “stiamo facendo troppo di questo e troppo poco di quello”. Questo approccio fa emergere quelle discussioni in cui si regolano i livelli, che Start/Stop costringe invece a una scelta tutto o niente.

3. Cosa? E allora? E adesso?

“Cosa? E allora? E adesso?” è stato ideato per ovviare al più comune insuccesso dei retrospettivi: tante discussioni, nessuna azione. Accompagnate il team attraverso tre fasi (cosa è successo, perché è importante e cosa faremo al riguardo) in modo che ogni osservazione conduca a una decisione. Se le vostre retrospettive continuano a generare le stesse lamentele sprint dopo sprint senza che nulla cambi, questo è il formato che chiude il cerchio.

4. Auto da corsa

La retrospettiva “Speed Car” descrive lo sprint come un’automobile: i motori vi spingono in avanti, i paracadute vi frenano e, se ignorate i rischi, vi attende un precipizio. Può sembrare un’immagine leggera, ma la metafora funziona davvero: persone che non direbbero mai “il nostro processo ci sta rallentando” saranno ben felici di agganciare un paracadute all’auto. Ottima per far emergere gli attriti senza che nessuno abbia l’impressione di essere messo sotto accusa. A differenza della retrospettiva «Barca a vela», l’obiettivo principale qui è mettere il team al posto di guida. Sono loro ad accelerare, a girare il volante e a muoversi nella giusta direzione… oppure no.

Retrospettive per il bilancio di metà anno

A teal sticky-note character pausing at a flag planted partway along a long winding road

Giugno rappresenta un punto di riferimento naturale. Gli obiettivi fissati a gennaio si sono ormai allontanati o sono svaniti in sordina, l’energia non è più quella di all’inizio e nessuno si è fermato a rendersene conto. Questi tre sono pensati proprio per questo momento di metà percorso.

5. Verifica degli obiettivi di metà anno

Il “Mid-Year Goal Check-In” è l’attività più ovvia da svolgere questo mese, eppure la maggior parte dei team la tralascia. Questo incontro riporta il team agli obiettivi fissati all’inizio dell’anno e pone domande sincere: cosa sta procedendo secondo i piani, cosa ha subito ritardi e cosa non vale più la pena perseguire. Il senno di poi di mezzo anno rende questa discussione molto più utile di quanto sarebbe stata nel primo trimestre: si lavora sulla base di dati concreti, non di ottimismo.

6. Livelli di energia

La retrospettiva “Livelli di energia” valuta lo stato d’animo del team anziché quello dello sprint. Dove l’energia è alta, dove si sta esaurendo e cosa sta silenziosamente logorando le persone? A metà anno, quando la stanchezza tende a insinuarsi senza preavviso, questa retrospettiva coglie quei segnali umani che un grafico della velocità non potrà mai mostrarvi. Eseguitela in forma anonima e otterrete la verità.

7. Momento di riconoscimento

Il “Giro di riconoscimento” è il momento di ricarica più semplice in questa fase, nonché quello che i team tendono a sottovalutare maggiormente. Ciascuno menziona ad alta voce un’azione compiuta da un collega che ha fatto la differenza. Non si tratta di un semplice riempitivo: riconoscere ad alta voce un lavoro ben fatto ricarica le energie, crea quel senso di sicurezza psicologica da cui dipendono tutte le altre sessioni di retrospettiva e ricorda a un team affaticato perché il proprio lavoro sia importante. È un ottimo modo per dare il via a una sessione più impegnativa.

Retro per l’era dell’intelligenza artificiale

A teal sticky-note character and a small friendly robot fist-bumping, both leaping happily into the air

Il modo in cui lavorano i team è cambiato rapidamente e la retrospettiva rappresenta un’ottima occasione per comprenderne il significato. Questi due aspetti sono davvero attuali; solo un paio di anni fa non erano nemmeno oggetto di discussione.

8. Agenti di intelligenza artificiale

La retrospettiva sugli agenti di IA offre al team lo spazio per riflettere su come gli strumenti e gli agenti di IA si stiano effettivamente inserendo nel vostro flusso di lavoro: cosa consente di risparmiare tempo effettivo, cosa sta generando nuovi tipi di rielaborazioni e in quali ambiti il team necessita di linee guida più chiare. Se nelle conversazioni informali continua a emergere la domanda «dovremmo utilizzarlo di più o di meno?», la inserite nella bacheca.

9. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale

La retrospettiva “AI Evolution” adotta una prospettiva a lungo termine: come è cambiato nel tempo il rapporto del team con l’intelligenza artificiale e quale direzione sta prendendo. Si tratta di un’utile occasione di verifica periodica per i team che hanno superato la fase sperimentale e desiderano valutare con attenzione in che modo questi strumenti si integrino nel proprio processo.

Formati a tema che riducono la posta in gioco

A teal sticky-note character wearing a party mask and party hat

È qui che risiede il “divertimento”, ed è qui che ribadisco l’avvertenza. Il tema non è l’obiettivo in sé; è un modo per stimolare il dialogo in un gruppo diffidente. Se si racchiude una riflessione familiare in una storia insolita, le persone abbandonano il loro atteggiamento formale. Scegliete un tema che piaccia davvero al vostro team, ponete domande concrete, e queste domande troveranno il loro posto.

10. Il viaggio dello Studio Ghibli

La retrospettiva “Studio Ghibli Journey” descrive questo percorso come una dolce avventura: i compagni che hanno offerto il proprio aiuto, gli ostacoli incontrati lungo il cammino, i piccoli momenti di meraviglia. Il tono sereno e riflessivo è l’esatto contrario di una sessione in cui si attribuiscono colpe, il che lo rende sorprendentemente adatto ai team che hanno bisogno di discutere di un periodo difficile senza che l’atmosfera diventi tesa.

11. I cacciatori di demoni del K-pop

La retrospettiva sui “KPop Demon Hunters” attinge a un po’ di energia tipica della cultura pop: i demoni (i problemi) che la squadra ha dovuto affrontare, i poteri che vi hanno aiutato a vincere e il bis che state pianificando per il futuro. È un evento pieno di energia e un po’ ridicolo nel senso migliore del termine, ideale per un team che ha lavorato a testa bassa e ha bisogno di un po’ di respiro prima di potersi fermare a riflettere.

12. Among Us (Edizione Agile)

La retrospettiva di Among Us ridefinisce lo sprint alle attività portate a termine, agli “impostori” (i sabotatori nascosti che hanno ostacolato il vostro ritmo) e alle riunioni d’emergenza (i momenti in cui avete dovuto riorganizzarvi). L’impostazione del gioco fa sì che individuare i sabotatori risulti un’azione collaborativa piuttosto che accusatoria: state dando la caccia all’impostore tutti insieme, non state incolpando una persona.

E questo è solo l’inizio. Tra bacheche a tema, formati strutturati e iniziative stagionali una tantum, nella libreria dei modelli retrospettivi sono disponibili opzioni pronte all’uso275+, che vi consentiranno di continuare ad alternarle anche molto tempo dopo queste dodici.

Come introdurre un nuovo formato senza perdere il controllo della situazione

Un nuovo formato funziona solo se il team vi sostiene. Ecco alcune cose che ho imparato a mie spese:

  • Spiegate il motivo. Iniziate con una frase del tipo: “Oggi stiamo provando un formato diverso per stimolare nuove idee.” Le persone accettano le novità con molta più facilità quando sanno che si tratta di una scelta intenzionale e non di un semplice espediente.
  • Adattate il formato al momento. Uno sprint intenso richiede “Livelli di energia” o un “Giro di apprezzamento”, non un tema comico. Una squadra che sta tirando il fiato può gestire qualcosa di giocoso. Valutate prima l’atmosfera.
  • Assicuratevi che le domande siano concrete. Il tema è solo la cornice; la riflessione sottostante deve essere seria come sempre. Se una domanda è solo divertente e non fa emergere nulla di utile, eliminatela.
  • Ricorrete all’anonimato per le osservazioni sincere. Un formato innovativo riduce la barriera sociale; i contributi anonimi la riducono ulteriormente. Per qualsiasi questione che riguardi il carico di lavoro, la fiducia o il morale, consentite alle persone di esprimere il proprio parere senza indicarne l’autore, in modo da ottenere un quadro reale della situazione.
  • Non cambiate ogni singola volta. La novità funziona perché rappresenta una rottura rispetto alla norma. Alternate i formati ogni pochi sprint, non ad ogni sprint, altrimenti quello “nuovo” diventerà la nuova routine.

Mantenere un tono fresco e serio

A teal sticky-note character with a thoughtful expression holding a level balance scale with a party hat on one side and a clipboard on the other

Ecco il concetto che desidero lasciarvi. Infondere energia in un’attività retrospettiva e prendere sul serio tale attività non sono due cose opposte; si tratta dello stesso compito. Un team rilassato, curioso e un po’ divertito vi rivelerà cose che un team teso e annoiato non vi dirà mai. Il compito del formato è quello di creare quel clima di sicurezza; il vostro compito, in qualità di facilitatori, è quello di trasformare ciò che emerge in azioni concrete e condivise.

Pertanto, a metà anno, rompete il circolo vizioso. Scegliete un formato da questo elenco che il vostro team non si aspetterebbe mai, utilizzatelo durante la vostra prossima retrospettiva e osservate cosa emerge quando le persone non agiscono in modo automatico. Poi passate alla parte seria: registrate le azioni da intraprendere, assegnate i responsabili e portatele a termine. È proprio questo il punto: un approccio innovativo, un percorso serio da seguire.

Domande frequenti

Con quale frequenza dovreste modificare il formato delle vostre retrospettive? Ogni pochi sprint, non ad ogni sprint. La varietà funziona perché rompe la routine; se si cambia troppo spesso, la varietà stessa diventa la nuova routine.

I formati retrospettivi divertenti migliorano effettivamente i risultati? Sì, purché le domande alla base rimangano serie. La forma giocosa abbassa la barriera sociale, consentendo alle persone di esprimersi con sincerità; la riflessione e le azioni da intraprendere rimangono comunque il fulcro della questione.

Qual è una buona retrospettiva da svolgere a metà anno? Un’analisi degli obiettivi di metà anno, idealmente abbinata a una retrospettiva sui livelli di energia per individuare la stanchezza prima che si diffonda.

Come si fa a introdurre un nuovo formato senza incontrare resistenze? Spiegate il motivo del cambiamento, adattate il formato all’umore del team, ponete domande sincere e ricorrete a contributi anonimi per le questioni delicate.

Questo mese rompete il circolo vizioso del vostro team

Non servono cento nuove idee; ne basta una che il vostro team non si aspetti. Sfogliate la raccolta di modelli per le retrospettive, scegliete un formato adatto alla situazione attuale del vostro team e utilizzatelo durante la vostra prossima retrospettiva. Un approccio innovativo, un passo avanti concreto.

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